da GenovaVentotto condanne, un’assoluzione. Centodieci anni di carcere. Vanno giù duri i pm che accusano i poliziotti coinvolti nell’irruzione alla scuola Diaz nell’ultimo giorno del G8 di Genova. Seguono la linea dei loro colleghi che avevano chiesto la condanna delle forze dell’ordine impegnate nella caserma di Bolzaneto. Tutti colpevoli, in pratica, perché ci fu una catena di comando che ordinò il «massacro», la «macelleria messicana» contro i no global.Un teorema che non ha retto l’urto del primo processo, finito con quindici condanne, trenta assoluzioni e soprattutto con la cancellazione delle accuse più gravi, quelle che volevano i poliziotti protagonisti di atti di torture. Ma ieri era un altro processo, un altro tribunale. E anche altri pubblici ministeri, che hanno riproposto la loro tesi sostenuta fin dal primo giorno di requisitoria.O meglio fin dalle prime indagini, che avevano portato a scoprire il clamoroso «falso» delle molotov. Le due bottiglie incendiarie citate nell’atto di sequestro al termine del blitz alla scuola Diaz erano risultate provenienti da un teatro di guerriglia urbana, erano state recuperate il pomeriggio precedente in strada e utilizzate per aggravare le accuse nei confronti dei manifestanti arrestati nella scuola. Proprio per Pietro Troiani, il funzionario di polizia ritenuto responsabile di questa macchinazione è stata chiesta la pena più dura: 5 anni di carcere.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276868